Osservatorio ItaliaCome l'AI entra davvero nelle aziende italiane.

In Italia l'AI arriva prima nel marketing e poi in produzione

Non è una questione di arretratezza. È che il marketing può permettersi di sbagliare e la produzione no. Ma il valore vero, in un paese che fabbrica cose, sta dall'altra parte.

Redazione Drimz AI · Osservatorio4 min di lettura

Immagine di apertura dell'articolo In Italia l'AI arriva prima nel marketing e poi in produzione

Perché parte dal marketing

Quattro ragioni, tutte legittime.

  • L'errore è recuperabile. Un testo sbagliato si riscrive, un'immagine si rifà. Un pezzo scartato in produzione è materiale, tempo macchina e una consegna che salta.
  • Il risultato si vede subito. Chi propone il progetto in azienda ha bisogno di qualcosa da mostrare al mese seguente. La comunicazione lo produce, un processo produttivo no.
  • Non serve integrarsi con niente. Ed è la ragione tecnica più forte. Un sistema che scrive testi non deve parlare con il gestionale, con i macchinari, con il sistema di qualità, con i fornitori. Ogni integrazione è un progetto dentro il progetto.
  • Il reparto è abituato a comprare strumenti. Nel marketing l'acquisto di un software nuovo è ordinaria amministrazione. In produzione è una decisione che coinvolge sicurezza, certificazioni, formazione e responsabilità.

Cosa succede quando si prova a scendere in produzione

Qui la conversazione cambia natura, e non per colpa del modello.

Il primo ostacolo sono i dati. Non che manchino: ce ne sono moltissimi, ed è proprio il problema. Stanno nel gestionale, nei fogli di calcolo di tre persone diverse, nel software del macchinario, in un archivio di email, nella testa del responsabile di reparto. Nessuno li ha mai messi insieme, perché finora non era servito.

Il secondo ostacolo è la definizione di corretto. Nel marketing, buono significa che piace a chi lo approva. In produzione, buono significa conforme a una specifica, e la specifica esiste, ed è scritta. Questo rende il lavoro più difficile all'inizio e molto più solido dopo: si può misurare davvero.

Il terzo ostacolo è la responsabilità. Se un sistema automatico approva un lotto e il lotto è difettoso, chi risponde? È una domanda che va risolta prima, e non è una domanda tecnica.

Il paradosso italiano

L'Italia ha una struttura industriale in cui la parte difendibile del valore sta nel saper fare, non nella scala. Aziende medie, produzione su specifica, molte varianti, lotti piccoli, qualità che dipende dall'esperienza di poche persone.

È il contesto in cui l'AI applicata alla produzione avrebbe più senso, perché i problemi sono di riconoscimento, previsione e trasferimento di conoscenza, e non di volume puro. Ed è anche il contesto in cui il metodo standard, quello pensato per aziende con milioni di eventi al giorno, funziona peggio.

Poi c'è il problema che nessuno dice ad alta voce: la conoscenza sta nelle persone e sta per uscire dalla porta. Le imprese manifatturiere italiane hanno tecnici con trent'anni di esperienza che capiscono da un rumore se qualcosa non va, e nessuno che li stia sostituendo alla stessa velocità con cui vanno in pensione. Quel patrimonio non è scritto da nessuna parte.

Metterlo per iscritto, anche solo per iscritto, sarebbe già un progetto di valore. Che poi diventi un sistema automatico è un secondo tempo, ed è un secondo tempo che senza il primo non esiste.

Da dove conviene ricominciare

Non dal reparto e non dal modello. Da una domanda: qual è la decisione che oggi prende una persona sola, che nessun altro sa prendere allo stesso modo, e che si ripete tutti i giorni?

Nella maggior parte delle aziende che incontriamo la risposta esiste, è precisa, e non c'entra con il marketing. È il capo reparto che decide la sequenza delle lavorazioni. È il preventivista che sa quanto tempo richiede un pezzo guardando un disegno. È chi decide se un lotto passa. È chi sa quale fornitore chiamare quando un materiale non arriva.

Quelle decisioni hanno tre caratteristiche in comune: si ripetono, hanno una storia documentabile, e oggi dipendono da una persona che prima o poi andrà in ferie.

La posizione

Cominciare dal marketing non è sbagliato, ed è un buon modo per far entrare in azienda la pratica di lavorare con questi strumenti senza rischiare niente. Diventa sbagliato quando ci si ferma lì e si conclude che l'AI è una cosa da comunicazione.

Il consiglio che diamo, e lo diamo anche a chi non lavora con noi: dopo il primo progetto di comunicazione, prima di comprarne un secondo, fate il giro dei reparti e chiedete quali decisioni dipendono da una persona sola. Il progetto che vale sta in quell'elenco.

Facciamo il giro insieme
Il Journal, via email

Un articolo ogni tanto, solo quando vale.

Ti scriviamo quando esce qualcosa di nuovo nel Journal, e basta.

// Osservatorio Italia

Altri articoli in Osservatorio Italia.

Come l'AI entra davvero nelle aziende italiane.

Vai a tutto il Journal

// Prossimo passoIniziamo un progetto

Raccontaci cosa vuoi costruire.

Scrivici contesto, obiettivo e tempi. Ti rispondiamo con una prima valutazione e, se ha senso, fissiamo un incontro.